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“Crimini di Grindelwald” ha fallito nel rappresentare le donne di AF

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Non so voi, ma io ho amato le donne di Animali Fantastici nel primo film della saga.

Ribelli, astute e forti come non mai.

E sono rimasta molto delusa dalla loro rappresentazione nel sequel “I Crimini di Grindelwald”.

Il sequel di Animali Fantastici ha diviso ulteriormente il fandom di Harry Potter. Molti sono rimasti delusi, altri sono usciti dal cinema entusiasti. E in questo articolo non vi parlerò di cosa penso del film in sé, ma vorrei analizzare il ruolo delle donne e la loro rappresentazione in questo secondo capitolo, e vorrei dirvi perché (secondo me) esso ha fallito nel rappresentare i personaggi femminili per i quali il precedente aveva gettato delle basi più che solide.

Seppure il film mi abbia lasciata alquanto perplessa, resto fiduciosa nelle mie aspettative: penso che molte delle incongruenze e dei dubbi verranno risolti nei prossimi tre capitoli della saga.

Ma ciò che mi ha delusa di più è la rappresentazione delle donne, perché so che anche se negli altri film cercheranno di fare meglio (o almeno si spera) il modo in cui i Crimini di Grindelwald ha fallito rimarrà sempre una grossa macchia molto difficile se non impossibile da rimuovere.

Abbiamo discusso molto sull’importanza della rappresentazione, della diversità e del ruolo che giocano al giorno d’oggi. Molte persone non sono d’accordo con me quando dico che nel 2018 i personaggi dovrebbero essere “diversi”, e sono in tanti a non essere affatto delusi quando minoranze etniche, genere femminile e persone queer non sono rappresentati nei media. Rispetto la loro opinione, ma per quanto mi riguarda la rappresentazione positiva (ossia senza cliché) nei mezzi di comunicazione di massa per me è fondamentale per combattere il sessismo, il razzismo e l’omofobia.

E nonostante ci siano momenti poco femministi nel franchise di Harry Potter, si può affermare con certezza che le donne sono rappresentate in maniera molto positiva, per lo più.

In Animali Fantastici e Dove Trovarli, nella fattispecie, avevo apprezzato molto il ruolo delle donne e quel loro lato ribelle e indipendente, nonostante fossero gli anni ’20 e il Mondo Magico statunitense dell’epoca mi pare fosse molto arretrato.

Ma senza ulteriore indugio, analizziamo ogni caso individualmente, e lasciatemi spiegare perché penso che I Crimini di Grindelwald abbia fallito nel rappresentare le donne della saga.

Tina

In Animali Fantastici e Dove Trovarli, Tina è la pecora nera della comunità magica di New York che è pronta ad andare contro le regole e a rischiare la propria vita per fare ciò che pensa sia giusto fare.

Nel sequel è spinta dalla gelosia. Una falsa affermazione su una rivista di gossip (!!!) la convince che Newt sia fidanzato ufficialmente con Leta Lestrange. Piuttosto che parlarne con Newt, dargli il beneficio del dubbio o agire in modo razionale, se ne scappa a Parigi da sola e si imbarca in una missione non autorizzata, e quando si riunisce al suo amico Newt, lo chiama “Mr Scamander”, come un robot arrabbiato.

Non mi sembra affatto che questo comportamento faccia giustizia al suo personaggio, piuttosto penso che riproponga il vecchio cliché stra-usato delle donne come invidiose, isteriche e paranoiche. 

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Queenie

Se il ruolo di Tina lascia molti dubbi, quello di sua sorella Queenie è molto più preoccupante.

Scopriamo, all’inizio del film, che ha incantato il suo fidanzato Jacob così che la sposi contro la sua volontà. Se lo porta in giro in uno stato di confusione, e quando esce dall’incantesimo non ha idea di dove si trovi o cosa gli stia succedendo. E non c’è neanche una discussione, un’ammissione da parte di nessuno di quanto le sue azioni siano riprovevoli. Buongiorno consenso, proprio!

Successivamente, Queenie abbandona la sua famiglia e i suoi amici per unirsi a Grindelwald perché le dice qualcosa di carino e Jacob la chiama “pazza” (che, dopo lo “stupro mentale”, non è neanche l’aggettivo peggiore che potesse usare).

Sembra un’azione creata a favore dello svolgimento della trama – per scioccare gli spettatori e per favorire un inevitabile confronto futuro – che non è assolutamente in linea con la rappresentazione assai gradevole che Alison Sudol rende del personaggio.

Definire questo film “meticoloso” farebbe ridere, ma la sua determinazione a danneggiare il suo stesso contesto narrativo è incredibilmente accurata. Nel primo capitolo della saga, Queenie era spumeggiante, coraggiosa e gentile; qui è depressa e crudele, scaglia incantesimi d’amore come se non fossero una grandissima violazione del consenso.

Usare i personaggi femminili come espedienti per la trama non è una cosa nuova. E a proposito…

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Leta Lestrange

La Leta Lestrange di Zoë Kravitz è apparsa solo in foto nel primo film, portandoci a fare tantissime congetture su come la discendente di una famiglia purosangue di futuri Mangiamorte potesse essere legata al nostro eroe Newt.

Beh, si scopre poi che è fidanzata con suo fratello Theseus. Leta è molto depressa perché si dà la colpa per aver “ucciso” suo fratello Corvus, che non è neanche vero. La sua storia dark culmina in lei che muore senza nessun motivo dopo aver sfidato Grindelwald.

In un caso da manuale di fridging (il cliché delle donne stuprate, uccise o ferite nei media), la sua morte è usata per ispirare i fratelli Scamander a combattere insieme contro il mago oscuro.

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Nagini

Qualche settimana fa, la rivelazione che Nagini era un Maledictus, destinata a trasformarsi in serpente per sempre e non serpente alla nascita, ha fatto scalpore.

Io stessa pensavo che fosse il plot twist del secolo, al secondo posto subito dopo Harry Horcrux.

Molte persone hanno reagito negativamente a questa rivelazione pre-film, perché se Nagini era una donna in carne ed ossa una volta, significa che Voldemort non ha un serpente come animale domestico, ma una donna.

Ma come disse Shakespeare, tanto rumore per nulla. Infatti Nagini nel film non è nient’altro che un soprammobile che fa il palo per Credence e gli regge il moccolo, dice e fa poco o niente.

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Il braccio destro di Grindelwald

Il braccio destro di Grindelwald si chiama Vinda Rosier.

Lo so soltanto perché l’ho cercata su Google, dato che nessuno ce la presenta nel film. Lo scopo del suo personaggio è girellare per Parigi tutta misteriosa e francese, ed eseguire compiti meno importanti come rubare scatole e servire drink magici. Da dove viene? Che cosa la motiva? BOH.

Secondo la pagina a lei dedicata su Harry Potter Wiki “dicono che sia misteriosa”. Ed è tutto quello che sappiamo sulla luogotenente di uno dei maghi oscuri più pericolosi di tutti i tempi.

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Bunty

Bunty è la magizoologa assistente di Newt. Tutto ciò che sappiamo di lei è che è sessualmente attratta da Newt. Lui le lascia un post-it con scritto che starà via per un po’ e non viene mai più menzionata.

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Ora che ho presentato il mio caso, non sto dicendo che tutti i personaggi femminili ne I Crimini di Grindelwald siano terribili – o che il film sia brutto. Anzi, il cast include tantissime attrici che fanno del loro meglio per portare in vita i loro personaggi.

E non sto neanche suggerendo che l’unica immagine delle donne che dovrebbe essere proposta sia quella della donna “guerriera” a tutti i costi; penso, anzi, che rappresentare le donne all’interno di una realtà familiare o con l’ambizione di mettere su famiglia, sia giusto e realistico e per niente sessista.

L’esempio più lampante di questa rappresentazione delle donne nella saga di Harry Potter è Molly, che adoro.

Ma non è questo il caso dei Crimini di Grindelwald: in questo film, infatti, le donne si possono contare sulle dita di una mano e non ce n’è una che sia rappresentata a dovere.

E mi sorprende vedere la scrittura di un film con così tanta risonanza mediatica cadere vittima di talmente tanti cliché pigri anziché trattare queste streghe potenti con il rispetto che meritano.

Semplicemente la rappresentazione nel film non dà loro giustizia, e mi lascia con un sapore amaro in bocca indescrivibile.

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