GIORNALISTA RISCRIVE IL FINALE DI HARRY POTTER

Greg Palast ha celebrato il 4° anniversario della pubblicazione di “Harry Potter e i Doni della Morte” in una maniera davvero speciale.

In un articolo sul suo blog il giornalista ha dichiarato di aver parlato con J.K. Rowling riguardo il finale di Harry Potter, a fine ottobre 2007. In base alle dichiarazioni di Greg, la scrittrice gli parlò di diversi finali alternativi che aveva pensato per la sua storia. Palast non ha letto nessun manoscritto di questi finali, ma ha solo ascoltato ciò che gli ha detto la Rowling. Appena tornato a casa,  ha trascritto tutto ciò che ricordava di uno di quei finali. Dopo quattro anni, questo testo inedito è stato pubblicato sul suo blog. Ecco ciò che ha pubblicato il giornalista…

RICORDO CHE TUTTO CIÒ CHE LEGGERETE NON È STATO APPROVATO DALLA ROWLING, QUINDI NON COSTITUISCE UN SEGUITO!


Nella Foresta Proibita
Harry arrivò nella radura, dove lo stavano aspettando Voldemort e i suoi Dissennatori. La cicatrice gli bruciava brutalmente e gli risparmiava il dolore di pensare troppo profondamente a ciò che stava facendo; quella decisione l’avrebbe di sicuro portato alla morte.
Quale morte speciale, incantesimo subdolo e letale, aveva preparato il Signore Oscuro per distruggere Harry? Voldemort lo aveva perseguitato per più di un decennio e senza dubbio avrebbe avuto in serbo una magia potente e definitiva, molto più di un Avada Kedavra, con cui non era riuscito ad uccidere Harry da bambino.
Il giovane Potter era terribilmente nel giusto. L’Oscuro Signore, stava preparando un incantesimo devastante come aveva temuto, e molto più terrificante. Mentre lui si dirigeva verso il suo destino, Voldemort posò la bacchetta, ordinando ai Dissennatori di baciarlo. Il Signore Oscuro, nelle sue notti di doloroso esilio, solitudine e recupero, aveva escogitato un modo per lanciare il bacio dei Dissennatori dalla sua bacchetta, in modo che esso potesse prendere l’anima della sua vittima per sempre. Ed ora stava per attaccare Harry con centinaia di baci. Il premio più grande, per Voldemort, non era il funerale di Harry. Egli lo avrebbe congelato e tenuto in un posto segreto; rinchiuso per l’eternità nel momento finale di massima umiliazione, con impresso per sempre il momento terrificante della vottoria di Voldemort. La gioia di quest’ultimo aumentava man mano che si avvicinava il momento in cui avrebbe scagliato il bacio dei Dissennatori dalla sua bacchetta.
Harry sentì un brivido mentre si avvicinava il momento della sua morte e una sensazione sostenuta di disperazione lo avvolse. Non aveva speranza e non aveva aiuti per affrontare tutto ciò. Lo sapeva bene. Ma poi, all’improvviso sentì la presenza di un uomo e di una donna giovani, anche senza vederli. Questi due fantasmi, afferrarono amorevolmente il suo corpo e il suo spirito. Non aveva nessun dubbio sul fatto che quello fosse l’ultimo segno di vita dei suoi genitori, che si sacrificavano per unirsi a lui nel momento dell’ultimo viaggio. Si concesse un attimo di felicità, di pace, sentendosi così vicino a loro.
Poi si fermò. Harry si riscosse con un profondo senso di riconoscimento. Non erano i suoi genitori. Erano i genitori di Voldemort, il giovane Tom Riddle e sua moglie. Loro gli parlarono, senza però pronunciare alcuna parola: ‘Il nostro caro figlio, noi non permetteremo che ti faccia del male.’
Quelle parole erano per lui? Oppure per Voldemort? In qualche modo ciò sembrava non avere importanza. Erano così belli che lui non desiderava altro in quel momento, che l’amore dei genitori.
Harry e i due affettuosi spiriti sempre più visibili, si avvicinarono alla vorticosa folla di seguaci di Voldemort che si divise per lasciare il cammino libero alla vittima che si avvicinava alla sconfitta.
La bacchetta di Voldemort era tornata tra le sue ossute mani bianche. Il Signore Oscuro si posizionò, in mezzo alla folla, dove poi si sarebbe trovato Potter e si preparò a pronunciare un discorso circa la punizione eterna che stava per lanciare su di Harry.
Voldemort rise al suo arrivo. Ma alla vista dei fantasmi dei suoi genitori, l’Oscuro Signore lanciò un urlo fortissimo…come se fosse stato tagliato a metà. Furioso e con il cuore in fiamme lanciò immediatamente il bacio mortale, gridando: “Mortimbessios Oppugno”. Un lampo uscì dalla bacchetta e i baci dei Dissennatori si diressero velocemente verso Harry e gli spiriti al suo fianco.
Ci volle solo un centesimo di secondo, prima che la maledizione di Voldemort colpisse Harry. Ma in qualche modo il mondo sembrava averlo incoraggiato, la terra smise di girare, tutto il pianeta si paralizzò, anche se Harry era consapevole di potersi muovere. Egli aveva pianificato ogni scudo difensivo, ma ora, era chiaramente tutto inutile. Harry si ritrovò incapace di fare qualsiasi cosa se non di inginocchiarsi,abbassare la testa e prepararsi ad accettare la forza del colpo, la morte, la fine. Mentre si inginocchiò, in quel momento di quiete fuori dal tempo, le due ombre volarono verso Voldemort. E quest’ultimo cambiò. Il vento freddo dei Dissennatori, aveva smesso di soffiare. Voldemort era lì…era più giovane, potente e spaventoso.
La maledizione colpì la cicatrice di Harry, cancellandola. Poi, sentì in un ruggito forte, il dolore del cranio che si apriva, l’incantesimo che usciva dalla testa e tornava nella bacchetta che lo aveva scagliato. Non appena la maledizione tornò da lui, Voldemort continuò a ringiovanire, fino a diventare un bambino, con la madre e il padre al fianco. Quando si resero conto che la forza dell’incantesimo, stava colpendo Voldemort, i suoi genitori gli misero le braccia attorno, per rassicurarlo e proteggerlo dal colpo finale.
E poi il colpo arrivò. Così le tre anime intrecciate, Tom Riddle, sua moglie e il giovane figlio, sarebbero rimaste per sempre così, incapaci di andarsene. E ovviamente non desideravano farlo.


Hogwarts, anno 2130
Il preside, pensieroso, con la sua lunga barba bianca trascurata e la testa calva e rugosa, con in testa un vecchio cappello da mago, guardava con gratitudine la cornice vuota; aveva convinto il Ministero a metterla, nonostante la riluttanza. Sapeva che presto si sarebbe ritrovato in quel quadro, con sotto il nome ‘Harry Potter’, separato da Albus Silente solo dai ritratti delle presidi McGranitt e Chang. Il vecchio mago poteva sentire il mormorio e i preparativi della scuola, per il suo 150° compleanno. Si avvicinò a Ginny, un uccello del Paradiso, posto sopra ad un trespolo accanto alla scrivania. Sua moglie, invece di invecchiare, si era trasformata in questo splendido uccello, ma in qualche modo, insisteva nel dargli consigli che poco si avvicinavano ai consigli di un uccello. “Harry, caro, non perdere la tua festa di compleanno. E’ così bello fuori.” Infatti, la bellissima giornata estiva, aveva portato decine di escursionisti che avevano messo i loro cesti vicino alla calda luce della statua di una famiglia felice con un bambino. Nessuno sapeva, tranne l’anziano preside, cosa c’era intrappolato in quella zona luminosa; questo perchè quando i Dissennatori vennero liberati dall’incantesimo di Voldemort, ad ogni mago, tranne che ad Harry e all’ombra di Albus, furono cancellati tutti i ricordi. Ora, dopo più di un secolo, la curiosità per la famiglia che ritraeva la statua, era finita. Harry aveva semplicemente ordinato di posare una targa sotto la statua. Riportava solamente la scritta ‘Enigma’. ‘Andrò’ disse alla moglie piumata ‘ma devo guardare per un secondo il bambino.’ Il pronipote di Harry, non era ancora capace di camminare e giocava silenziosamente sul tappeto, con la sua rana di cioccolato. Improvvisamente, in un attacco inspiegabile di ira, il piccolo Tom ruppe l’animale di cioccolato. Harry vedendo questo, capì che il mondo sarebbe stato nuovamente buio, negli anni a venire.

Si tratta senz’altro di un’opera molto fantasiosa, e noi fan della saga la prenderemo sul ridere leggendo queste righe…

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