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Dall’Odissea a Harry Potter, l’importanza della biblioterapia

Dall’Odissea a Harry Potter, passando per I promessi sposi e Il giovane Holden: in che modo la lettura ci aiuta a star meglio? A risponderci è la medicina, che da tempo ribadisce l’importanza della biblioterapia.


Già gli antichi si resero conto dell’influenza che i libri esercitano sul nostro stato di salute: la porta della biblioteca di Tebe, fondata nel XV secolo a.C., era sormontata dall’iscrizione in pietra “Medicina per l’anima”. Nella lettura gli uomini hanno da sempre cercato il conforto, l’aiuto, la serenità. E la medicina ci ha dimostrato che è vero: i libri fungono da terapia contro la depressione, l’ansia e i disturbi cognitivi, e, sul lato sociale, promuovono sentimenti di solidarietà e accettazione del diverso. Harry Potter ne è un esempio: l’ha dimostrato uno studio tutto italiano.

Ricostruzione della biblioteca di Alessandria d’Egitto.


Sul Journal of Applied Social Psychology (una delle riviste accademiche in ambito psico-sociale più importante al mondo) è stato pubblicato uno studio di un gruppo di ricercatori italiani coordinati da docenti dell’Università di Modena e Reggio Emilia.
La ricerca era volta a vagliare l’impatto che i libri di Harry Potter esercitano – a livello socio-emotivo-affettivo – sui lettori, e ne emerso che la lettura della saga della Rowling permette lo sviluppo di sentimenti di solidarietà, affetto, rispetto e inclusione delle diversità. L’atteggiamento dei lettori di Harry Potter migliora nei confronti di quelle categorie sociali verso le quali ci sono da sempre notevoli pregiudizi: immigrati, omosessuali, rifugiati. Per quale motivo? A rispondere è Rosa Mininno, psicologa e psicoterapeuta fondatrice della Scuola di Biblioterapia:

La lettura di queste storie riduce il pregiudizio perché il protagonista, Harry Potter, ha rapporti positivi con personaggi appartenenti a categorie sociali stigmatizzate: sebbene questi personaggi siano fantastici, essi sono umanizzati dall’autrice, in modo che le persone possano associarli a categorie reali, quali appunto immigrati, rifugiati, omosessuali.


La biblioterapia funziona dunque perché il paziente si immedesima nel protagonista della storia che sta leggendo: come conseguenza otterrà una maggiore presa di coscienza e un sollievo emotivo. Tale forma di terapia, comunque, non porterà a una totale guarigione: si rivelerà efficace solo se, in dipendenza delle necessità del paziente, sarà integrata in un adatto percorso di psicoterapia.


Che i libri fungano da terapia per la mente e il corpo, in ultima analisi, ce lo insegna anche la Rowling: lei stessa aveva trovato, nella stesura del primo libro di Harry Potter, la cura contro il buio di quegli anni della sua vita.

 


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