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La top eight dei film di Harry Potter!

Dieci anni fra il primo e l’ultimo libro. Otto film in dieci anni. Ecco la top eight dei film, dal peggiore al migliore!

Ammettiamolo, la qualità di tutti e otto i film è sempre stata altissima, ed è quindi difficile stilare una classifica di quale è meglio e quale è peggio. Tuttavia, noi ce ne infischiamo di questa difficoltà ed eccovi la top eight dei film di Harry Potter!


8: Harry Potter e la Camera dei Segreti

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Con 161 minuti (2 ore e 41 minuti), la Camera dei Segreti è il film più lungo del franchise, e non sarà proprio una coincidenza che è l’ultimo film che cerca di far stare quasi tutto il libro in un film. Il regista Chris Columbus espande il mondo che ha costruito con il primo film con un sequel leggermente più cupo e più incentrato sulla trama, e nonostante il film non sia brutto in sé e per sé, è sicuramente il più stracarico della saga.

Nonostante sia sicuramente troppo lungo e insidioso, in certi momenti, c’è comunque tanto da apprezzare da questo film. Columbus ha centrato in pieno la realizzazione di Dobby, toccando la linea sottile che divide il maliziosamente divertente e l’irritante, per dar vita ad un personaggio in computer grafica a dir poco impressionante e adorabile.  Columbus inoltre compie un ottimo lavoro nel definire ancora di più il mondo magico con i suoi relativi difetti, come la causa della purezza di sangue e l’oscuro passato di Hogwarts. Nonostante la Camera dei Segreti sia abbastanza piacevole, non riesce a raggiungere appieno la bellezza del resto del franchise.


7: Harry Potter e i Doni della Morte – Parte 1

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È difficile giudicare un film che rappresenta solo metà della storia, ma dato che viene presentato come un film a sé stante, I Doni della Morte – Parte 1 va considerato come tale. I lettori dei libri hanno avuto difficoltà con l’uscita da scuola nella prima metà dell’ultimo libro, e così tutti si sono preparati ad avere un adattamento piuttosto fiacco di questi primi capitoli. E nonostante il film sia piuttosto coinvolgente nella prima ora (vedere i protagonisti nel mondo babbano è un cambio di tono carino), perde decisamente spinta nella seconda metà. Questo è dato in parte dal fatto che Harry, Hermione e Ron sono in una battuta di caccia senza indicazioni, smaterializzandosi da un posto all’altro, il tutto intervallato da litigi fra i tre. Il conflitto dei personaggi è necessario per preparare il terreno al seguito carico di emozioni che I Doni della Morte – Parte 2, ma l’azione di guardare un film che è solo preparazione al sequel diventa monotona in fretta.

E forse il problema più grande de I Doni della Morte – Parte 1 è che c’è proprio troppa preparazione per il finale, al quale non è stato lasciato abbastanza spazio. È una necessità, e il regista David Yates e lo sceneggiatore Steve Kloves hanno cercato di gestire la cosa al meglio delle loro capacità, ma in un film dovevano porre le fondamenta a tutto il problema delle bacchette, muovere Ron ed Hermione verso un punto in cui potevano esprimere i loro sentimenti romantici, introdurre la storia segreta di Silente, spiegare i Doni della Morte, e consolidare i fatti che portano alla Battaglia di Hogwarts — tutto questo senza lasciare indietro uno solo di questi elementi.

Il film funziona bene come parte del tutto, ma come film preso a sé stante lascia piuttosto a desiderare. Non diciamo che il film non abbia dei meriti, tuttavia. Ci  sono alcuni sprazzi di genio, dalla sequenza animata dei Doni della Morte fino al ballo di Harry con Hermione — una tregua dalla serietà tombale che li circonda, e una sequenza che ci ricorda che quelli sono ragazzi. Ragazzi che hanno il peso del mondo sulle loro spalle, e che per la prima volta sono completamente da soli.


6: Harry Potter e il Calice di Fuoco

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È stato con Il Calice di Fuoco che i racconti di J.K. Rowling hanno mosso i primi passi verso una fase più matura, allargandosi non solo in dimensione ma anche in portata, e il regista Mike Newell riesce a tener testa alla sfida di introdurre un mondo magico molto più grande di Hogwarts dando al contempo la prima grande apparizione su schermo di Voldemort. È proprio in mezzo a questi due grandi compiti che Newell dà il meglio di sé, prendendo il tema dell’adolescenza in fiore dal Prigioniero di Azkaban e lo muove nel regno del romantico, stimolando i sentimenti imbarazzanti dei personaggi riguardanti il sesso opposto. Riesce nel suo scopo abbastanza bene, con tanti drammi per Harry, Ron ed Hermione da tenere in conto, insieme all’arrivo di nuovi studenti e al Ballo del Ceppo.

La portata e il ritmo del Calice di Fuoco soffrono un po’ in alcuni punti, e l’arrivo di Voldemort non è così terrificante rispetto a come sarebbe dovuto (o potuto) essere. I temi del film riflettono la vita di Harry, essendo ancora una volta posto davanti ad una sfida impossibile al quale non poteva fare altro che partecipare. Questa è la vita di Harry — gli è stata conferita la reputazione del “Prescelto” fin da piccolo, senza poterci far niente a riguardo, ed è costantemente costretto a essere all’altezza di tutto semplicemente perché non può fare altro.


5: Harry Potter e la Pietra Filosofale

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Sebbene non sia così appariscente, rifinito o impressionante come il resto dei film nel franchise, La Pietra Filosofale merita senza dubbio enorme merito per aver dato il via a questa serie così magnificamente, e aver creato meravigliose fondamenta sopra al quale gli altri film si sarebbero sviluppati. Il regista Chris Columbus non solo ha formato un incredibile cast, ma è stato anche in grado di catturare su pellicola il mondo magico della Rowling in una maniera che ci facesse tutti immedesimare nei suoi personaggi e nel suo mondo. Le vicende del primo film sono viste attraverso gli occhi di un undicenne, e quindi la pellicola è sempre risultata essere un po’ più giovanile rispetto ai successivi capitoli, ma Columbus si rifiuta di trattare con superiorità il suo pubblico e saggiamente evita di inoltrarsi nella terra dei cartoni animati per ragazzi.

E nonostante sia decisamente il film più leggero della serie, La Pietra Filosofale funziona alla perfezione come prima pellicola. La combinazione vincente di fascino ed intelligenza traspare durante il film, e Columbus centra in pieno l’amicizia fondante dei nostri tre eroi, culminando in un gran finale che dà ad ognuno il suo momento di gloria. Chi riesce a resistere ad un adorabile Ron Weasley che dà ordini ad una scacchiera gigante mentre siede su un cavallo di pietra?


4: Harry Potter e l’Ordine della Fenice

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In quello che segnerebbe l’ultimo cambio di regista della serie, David Yates fa il suo debutto con il film ricco di politica che è L’Ordine della Fenice. Questo film è anche l’unico non scritto da Steve Kloves (Michael Goldenberg si occupò della sceneggiatura quando Kloves rifiutò di tornare, ma cambiò presto idea e tornò nel Principe Mezzosangue), ma in ogni caso il risultato è il film più adulto di tutti quelli precedenti ad esso. Yates tocca con destrezza temi quali potere e corruzione attraverso il personaggio realizzato magnificamente di Dolores Umbridge, recitato alla perfezione da Imelda Staunton, e molti hanno giudicato la sua performance come la migliore della saga. Il personaggio è disgustoso, disarmante e terrificante tutto insieme, e il suo impatto ad Hogwarts spinge Harry e i suoi compagni a prendere la situazione di petto.

Era chiaro fin dall’inizio che L’Ordine della Fenice sarebbe stato un film piuttosto diverso dai precedenti, con la decisione di Yates di farlo iniziare nel caldo torrido dell’estate, in una nuova location, con uno scontro diretto fra Harry e Dudley. La seguente presentazione dell’Ordine serve inoltre a provare che Harry non è da solo in quello che fa e che non sa quasi niente di cosa sta succedendo veramente. E il ritorno di Sirius Black (Gary Oldman) rinforza l’impatto emotivo del film e approfondisce la storia di Harry, e il film ci dà anche una delle migliori scene con Harry e Piton.

Il tutto culmina con una battaglia ricca di azione fra Voldemort e Silente al Ministero della Magia, che è realizzata in un modo che è allo stesso tempo inaspettata e di forte impatto. Con la sua chiara gestione del protagonista e del tema, non c’è da stupirsi che Yates sia rimasto a guidare il franchise fino alla fine.


3: Harry Potter e il Principe Mezzosangue

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La seconda opera del regista David Yates lo mette a navigare fra materiale che è il più leggero e pesante della serie. Il Principe Mezzosangue è senza dubbio il film più divertente del franchise, con Yates e il cast che esplorano il territorio della commedia romantica durante la storia. Jim Broadbent dà una sfumatura di goffo al professor Lumacorno, mentre i tentativi di Harry e Ron con il sesso opposto danno spunti per momenti comici, che culminano nella fatidica frase “Hermione ha una bella pelle”. Radcliffe, Grint e Watson brillano in questi momenti, e in certi attimi sembra che abbiano aspettato gli ultimi film della serie apposta per sfoderare questi momenti comici.

E nonostante ciò, nonostante sia ricco di frivolezze, Il Principe Mezzosangue contiene al suo interno del materiale devastante. La storia si sviluppa attorno la morte di Silente (la decisione di Yates di chiuderla con un mare di bacchette che puntano in alto nel cielo è stato un colpo di genio) e il “tradimento” di Piton senza cambiamenti bruschi di tono, e Yates e lo sceneggiatore Steve Kloves hanno cucito intorno alla storia principale il passato di Voldemort e hanno introdotto gli horcrux con facilità. È proprio questo bilancio di toni che rendono Il Principe Mezzosangue uno dei film più potenti della serie, facendo passare gli spettatori dal ridere al piangere senza che se ne accorgano.

E dopo tutto ciò, non siamo ancora arrivati ad elogiare il comparto tecnico: Yates e il direttore della fotografia Bruno Delbonell sono diventati ambiziosi con lo stile generale del film; Il Prigioniero di Azkaban è molto bello nel complesso, ma Il Principe Mezzosangue ha a mani basse la migliore fotografia della serie. E il compositore de L’Ordine della Fenice Nicholas Hooper fa il suo ritorno in questo film per creare la colonna sonora migliore dai tempi di John Williams.

Yates chiude il film con un addio appropriato ad Hogwarts, preparandosi per il finale in due parti. Ma la navigazione tattica di humor, azione e distruzione emotiva consolidano Il Principe Mezzosangue come uno dei migliori film della serie.


2: Harry Potter e i Doni della Morte – Parte 2

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I Doni della Morte – Parte 1 era quasi tutto un lavoro preparatorio, ma I Doni della Morte – Parte 2 parte subito a bomba dal primo fotogramma e non si decide ad allentare la presa fino alla fine. Questo è un film che si ripaga in tutti i sensi: emozionale, di azione e di relazioni. Il regista David Yates aveva il compito per niente invidiabile di chiudere uno dei franchise di film più popolari al pari di Star Wars in un modo che sarebbe stato in grado di soddisfare anche il fan più rabbioso.

La Parte 2 ha una natura quasi da opera teatrale, compiendo un crescendo verso un gran finale nel luogo dov’è tutto iniziato: Hogwarts. Non solo troviamo un luogo familiare, ma troviamo anche i nostri personaggi che abbiamo amato, e Yates ha saputo giocare brillantemente con questi elementi per dare risultati emotivamente potenti. Gestisce le morti di molti personaggi noti in modi inaspettati — il classico copione manipolativo ci avrebbe mostrato la morte di Fred con una musica in crescendo, ma Yates e Kloves rivelano la morte di questo personaggio dopo il fatto, circondato dalla sua famiglia, per aumentare l’effetto pugno-nello-stomaco.

Forse il compito più difficile del film è stato mostrare Piton come un eroe con una sola sequenza. Yates, Kloves e Alan Rickman hanno saputo fare ciò con successo in uno dei momenti più carichi di emozioni del franchise, che non solo rivela al pubblico che Piton era una persona molto coraggiosa, ma ribadisce anche il fine ultimo di Harry: deve morire.

Harry Potter si chiude in grande stile con un film che non solo serve ad una conclusione superba, ma anche ad un’ottima pellicola a sé stante.


1: Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban

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L’importanza del Prigioniero di Azkaban alla serie di Harry Potter non può essere sminuita. Questo è il film che ha stabilito la direzione creativa e la formula che i film futuri hanno seguito, dato che la serie si è imbattuta in un problema cruciale subito dopo La Camera dei Segreti. Come si può adattare un libro di lunghezza sempre crescente ad un film soddisfacente? La soluzione: tutto ciò che è raccontato dal punto di vista di Harry o che influenza direttamente il suo personaggio finisce dentro, tutto il resto viene rimosso.

Ma con questo film non è stata solo stabilita la regola del punto di vista; si affermò anche la libertà di essere creativi — molto creativi. Il regista Alfonso Cuarón cambiò in maniera significativa l’aspetto e il mood di Harry Potter senza rimuovere completamente ciò che Chris Columbus ha costruito nei due film precedenti, e allo stesso tempo espanse la profondità dei personaggi e, beh, si divertì un po’. Dalla scena del Nottetempo fino al coro di Hogwarts (con le rane) e ai Dissennatori, Il Prigioniero di Azkaban è assolutamente tattile — puoi sentire quel mondo. Ed è grazie alla visione di Cuarón e del direttore della fotografia Michael Seresin che quasi ogni fotogramma del film sembra un dipinto. Gli iris, il Platano Picchiatore che marca il cambio delle stagioni, la telecamera che si muove attraverso l’orologio — questa cosa è piena fino all’orlo di immagini indimenticabili.

Il Prigioniero di Azkaban è anche il film in cui Radcliffe, Grint e Watson iniziano ad emergere come attori indipendenti e iniziano a crearsi una strada che rende questi personaggi i loro personaggi. Radcliffe in particolare brilla in opposizione a Gary Oldman e a David Thewlis (Lupin), quando la ricerca senza fine del protagonista per una figura paterna continua. E Cuarón e la sua squadra avevano il compito per niente facile di introdurre Michael Gambon al ruolo di Silente, dopo la dipartita di Richard Harris: la sua performance non cerca mai di emulare quella del predecessore, né cerca di disonorare il personaggio da lui costruito.

E nonostante la parte delle Giratempo sia eseguita alla perfezione (Il Prigioniero di Azkaban è una delle storie più lineari di tutti i libri), raccontare semplicemente la storia non è abbastanza per Cuarón — tutto è a servizio del personaggio, che in cambio serve la tematica dell’adolescenza in fiore. Entrando nella pubertà, questi giovani personaggi iniziano a crearsi il loro percorso di indipendenza, e Cuarón catturaq questo in modi sia subdoli (ogni attore o attrice veste la sua uniforme in un modo leggermente diverso in questo film) che ovvi (Harry che scappa di casa all’inizio del film).

I meriti de Il Prigioniero di Azkaban sono quasi infiniti, e mentre il franchise di Harry Potter ha riservato altri film eccellenti negli anni a venire, il film di Cuarón segna tuttora il punto più alto della creatività, della fantasia e della soddisfazione fra i film della serie. Dopo tutto ciò, si può dire senza troppi problemi che Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban sia magia pura.

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