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La morte: ecco cosa ci ha insegnato a riguardo la Pietra Filosofale

Il primo libro della saga di Harry Potter allestisce il palcoscenico a un’esplorazione guidata da J.K. Rowling all’insegna della vita, della morte e del dolore.

Harry Potter e la Pietra Filosofale non è un romanzo espressamente sulla morte. Per esempio, in quel libro non muore nessuno. O meglio, le morti effettive – Professor Raptor e, fuori di scena, si presume sia morto anche Nicolas Flamel – non sono particolarmente drammatiche o scioccanti. Eppure è un libro che parla della morte; o se preferite, è una storia che arriva ad accettarla.

E come potrebbe essere altrimenti? Solo sei mesi dopo aver cominciato a scrivere la Pietra Filosofale, J.K. Rowling è stata scossa dalla morte di sua madre: un’esperienza che avrebbe presto preso forma non solo in quel libro, ma anche nell’intera saga. Come lei stessa ha ammesso, “Se [mia madre] non fosse morta, non credo di esagerare se dicessi che non ci esisterebbe Harry Potter. I libri raccontano questa storia perché lei è morta”.

Difatti, la Pietra Filosofale getta le fondamenta per una saga che parla di vita, di morte e di dolore. Ed essendo il ventesimo anniversario dalla sua uscita, questo è un ottimo momento per andare a scandagliarlo un po’…

 

I libri iniziano con la morte più importante dell’intera saga

La morte infesta la Pietra Filosofale già dal primo capitolo, nel quale veniamo a conoscenza di un fatto tragico avvenuto ai genitori di un neonato. Come lo stesso Harry, all’inizio anche noi non sappiamo cosa sia effettivamente successo, ma queste morti saranno alla base dell’intera saga, condizionando per sempre la vita di Harry.


Harry Potter parte con un lutto

Harry ha sempre saputo di aver perso i suoi genitori, ma non li aveva mai pianti davvero fino a quando non ebbe compiuto 11 anni. Oltre ad aver scoperto di essere un mago, a quell’età venne a sapere la vera morte dei suoi genitori, Lily e James. Contrariamente a ciò che gli era stato sempre detto, non hanno perso la vita in un incidente, ma sono stati uccisi.

Questa nuova informazione permette a Harry di elaborare il lutto in un modo completamente nuovo. Lo vediamo davanti allo Specchio delle Brame, mentre questo gli mostra il suo più grande, disperato desiderio, dal profondo del suo cuore. Mentre altri, come Ron, si vedono vittoriosi, Harry vede la vita che non ha mai avuto: lui e i suoi genitori, vivi, felici, insieme. Ecco perché la morte e il dolore: si è in lutto non solo per la perdita della persona, ma per ciò di cui si viene privati in futuro, ciò che potrebbe esserci stato e non ci sarà mai. Momenti rubati, tempo rubato. Chiunque può perdere tempo a pensare cosa sarebbe potuto succedere, ma come lo stesso Silente dice: “Non serve a niente rifugiarsi nei sogni e dimenticarsi di vivere”.


Il libro getta le basi per il tema dello sfuggire alla morte

Lord Voldemort è molte cose – cattivo, potente, terrificante – ma soprattutto, è spaventato dalla morte. Infatti, più avanti nella saga, Voldemort dice a Silente che non esiste nulla di peggiore della morte. “Ti sbagli”, replicò Silente. “In verità, l’incapacità di capire che esistono cose assai peggiori della morte è sempre stata la tua più grande debolezza.”

Questo terrore, unito alla sete di potere, è ciò che ha guidato Voldemort attraverso la saga. E’ ciò che lo ha portato a creare gli Horcrux, è ciò che gli ha fatto desiderare la Pietra Filosofale. L’immortalità è vista, ovviamente, come conquista della morte, ma la Pietra Filosofale mette in discussione l’idea che sfuggire alla morte sia qualcosa da celebrare. ” Sai, la Pietra non era poi una cosa tanto prodigiosa. Sì, certo: tutti i soldi e tutta la vita che uno può volere… Sono le due cose che la maggior parte degli esseri umani desidera più di ogni altra… Ma il guaio è che gli uomini hanno una particolare abilità nello scegliere proprio le cose peggiori per loro”.


Il tema va oltre all’Elisir di Lunga Vita

La morte non è qualcosa che si può ingannare, e provare a farlo porta con sé indesiderabili conseguenze. Nella Pietra Filosofale, questo messaggio non è limitato solamente all’Elisir di Lunga Vita: è reso chiaro anche in altre circostanze.

Assumere sangue di unicorno al fine di allungare la vita di una persona; qui troviamo il professor Raptor/Voldemort bere dalla carcassa di un unicorno nella Foresta Proibita. Ma una tale forza di vita ha un prezzo caro. Citando il centauro Fiorenzo: “Il sangue di un unicorno ti manterrà in vita, anche se sei a un passo dalla morte, ma a un terribile prezzo. Per salvarti devi uccidere qualcosa di così puro e indifeso, e avrai in cambio una vita a metà, una vita dannata, dal momento in cui il sangue tocca le tue labbra”.

Vale anche la pena notare che la Pietra Filosofale introduce il concetto dei fantasmi. Questo, di per sé, alimenta un sacco di interrogativi circa la natura della morte nel mondo magico. Se, per esempio, i maghi sanno che i fantasmi esistono, allora significa anche che la loro paura della morte è diversa da quella dei Babbani? Dopotutto, molta cultura Babbana è definita dalla paura che non ci sia nulla oltre la morte, ma davvero l’esistenza dei fantasmi è la prova che, dopo, c’è qualcosa, e quindi attenuando quella paura?

Non esattamente. Infatti, i fantasmi in Harry Potter sono definiti interamente da quella stessa paura, scegliendo una pallida imitazione della vita piuttosto della morte vera e propria. Nick-Quasi-Senza-Testa, ad esempio, non è morto, ma nemmeno vivo. E’ condannato, così come coloro che bevono sangue di unicorno, a vivere una vita a metà. In Harry Potter, c’è sempre una pena da scontare se si cerca di evitare l’inevitabile.

La pietra Filosofale introduce il tema generale della saga

Al centro della saga di Harry Potter troviamo il nostro modo di fronteggiare la morte, e come affrontiamo il fatto che non si può scappare da essa. Come menzionato sopra, Lord Voldemort è caratterizzato dalla sua paura della morte, dedicando la sua vita a temerla e a cercare di sconfiggerla. Non c’è modo di vincerla, dice la Rowling. Dobbiamo trattare la morte non come qualcosa da ingannare, ma come parte naturale della vita. Prendiamo la sua lezione con ciò che davvero significa essere Padrone della Morte: “Non è lottare per l’immortalità, ma accettare il fatto che siamo mortali”.

Abbiamo visto nascere questo tema nel primo libro. Paragonando la mentalità di Silente a riguardo con quella di Voldemort, per esempio. Quando Silente dice a Harry che la Pietra deve essere distrutta, condannando ‘a morte’ l’amico Flamel e la moglie, risponde allo stupore di Harry con: ” Per uno giovane come te, sono sicuro che tutto questo sembrerà incredibile, ma per Nicolas e Peronella è proprio come andare a dormire dopo una giornata molto, molto lunga. In fin dei conti, per una mente ben organizzata, la morte non è che una nuova, grande avventura.”

Questa sua attitudine e la sua saggezza guideranno Harry fino ai Doni della Morte, dove lui dovrà confrontarsi con la Morte stessa, con una mente concentrata e un cuore impavido. Ed ecco perché, alla fine, è per questo che lui vince, e non Voldemort.

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